Il Trio riunisce musicisti mossi da un interesse comune verso una ricerca musicale che vede l’improvvisazione come elemento sostanziale della pratica compositiva, sia nella sua forma istantanea che in quella strutturata. Tessere trame sonore, ordire strutture ritmiche, costruire dimensioni melodiche utilizzando risonanze temporali, linguaggi eterogenei, memorie musicali, riverberi ancestrali, genera un discorso sonoro multiforme, denso e coerente al tempo stesso. Echi musicali che si rincorrono, si sovrappongono si destrutturano e si riaggregano in intrecci inauditi ed inediti. Un groviglio sonoro composto e realizzato istantaneamente – modellato con materiale strutturato e improvvisato – all’interno del quale avventurarsi con il rischio di perdersi, di smarrirsi e di ritrovarsi, inaspettatamente, in un’accogliente e tranquillizzante radura; l’inopinato e l’inatteso sia pure ineffabile.
Musiche di Giacinto Scelsi
(in collaborazione con la Fondazione Scelsi di Roma)
Giacinto Scelsi Suite Ix Ttai (La Pace)
Giacinto Scelsi Suite X Ka L’(Essenza)
Giacinto Scelsi Quattro illustrazioni sulle metamorfosi di Visnu
Le due suite IX e X sono il cuore della produzione pianistica scelsiana degli anni 50; in particolare TTAI é una delle suite più strutturate di Scelsi; Scelsi richiede di non suonare né ascoltare tale lavoro se non si e’ sufficientemente calmi, “gli agitati se ne astengano”. la struttura prevede una continua alternanza di situazioni mobili, con il tempo in movimento e “l’uomo simbolizzato da cattedrali, con il suono dell’Om sacro”. Questa suite deve essere ascoltata con la più grande calma interiore.
Jouer sans frontières è un’ampia composizione di quest’anno, commissionata a Giovanni Damiani da Curva Minore per la Sio e altri musicisti con cui collabora. Una scrittura classicamente limpida permette anche il collegamento in diretta su direzione, senza alcun indeterminismo. La chiarezza è in realtà tutta matematica: degli algoritmi da me sviluppati si sposano ai parametri noti di scrittura strumentale. Sei momenti affrontano aspetti diversi di gioco e studio, spazi-tempi strettamente collegati: 1) Passaggio- valle in apertura accorda gli ensemble, con escursioni dinamiche ed effetti Doppler che fanno passare l’ascoltatore dentro la configurazione fisica dell’idea musicale. 2) Cicli-cicale-carillon dai 3 suoni dell’accordatura si passa a una fucina di scale pentatoniche: non una ma tutte, sorgono e tramontano, le escursioni dinamiche isolano ogni suono, con il suo punto di ascolto e la sua evoluzione o storia. 3) Chitarre mutanti torna a un’accordatura, ma continuamente permutata, in percorsi graduali e completi su un ambito delimitato; in 4) cambio semplicemente le note scelte, il criterio è gemello. 5) Tre cori a tre voci si suddividono in modo paritetico, un suono per volta si muove, in una struttura insieme melica e ritmica. 6) Canto finale in 24 versioni, il momento più lungo, si impone un canto ciclico di 24 note, ‘melodia’ dalle importanti proprietà strutturali: le sue interpretazioni forniscono ogni elemento per le invenzioni melodiche contrappuntistiche, armoniche, ritmiche, aperto all’ebbrezza di una serena e sostenuta follia.
Nuova opera commissionata al Mo Giovanni Damiani all’interno del progetto STREAMPHONIA vincitore del bando Tocc del Ministero della Cultura – Direzione generale
creatività contemporanea di Invitalia.
La SIO, la formazione fondata da Lelio e composta da “attraversatori del suono” che con lui hanno condiviso visioni, ricerca e improvvisazione eseguirà alcuni brani scritti dallo stesso Lelio Giannetto – Raf Raf, Mir Sada, Dolenti Note, Tzigano Gitano – per ricordare il contrabbassista, compositore e organizzatore che ha segnato profondamente la scena palermitana.
Concerto realizzato con il sostegno di nuovo IMAIE in collaborazione con associazione Acustico Caustico
Ad aprire l’intenso programma del Solo per Lelio 2025 sarà l’inaugurazione del murale di Igor Scalisi Palminteri.
Da una profonda amicizia e rispetto nei confronti di Lelio Giannetto, uomo e musicista visionario, e da un senso di appartenenza e responsabilità civica e culturale, nasce l’idea di realizzare un murale dedicato ad uno dei rappresentanti del panorama artistico e musicale internazionale. L’opera si inserisce nella serie Sdisanurati, progetto artistico dedicato a persone che hanno lasciato un’impronta indelebile nella memoria collettiva della città ideato, prodotto e realizzato da Igor Scalisi Palminteri. Dopo il murale in omaggio a Franco Scaldati, questo intervento celebra un altro volto della nostra Palermo.
Il luogo che lo ospiterà, i Cantieri Culturali alla Zisa, in prossimità della sede di Curva Minore, non è casuale: è un gesto simbolico di restituzione e memoria nel cuore pulsante dell’attività artistica di Giannetto, dove tuttora si coltiva sperimentazione, inclusività e amore. (L’opera raffigura l’artista avvolto in un abbraccio con il proprio contrabbasso, in un gesto che è allo stesso tempo corporeo e spirituale, evocando tutta la passione e dedizione che hanno caratterizzato la vita di Lelio.)
Questa proposta intende ribadire la centralità della memoria artistica all’interno della vita pubblica e dello spazio urbano, rilanciando i Cantieri Culturali come luogo vivo e dinamico di produzione, riflessione e conservazione del patrimonio immateriale. Celebrare Lelio Giannetto significa rinnovare l’impegno verso una Palermo che non dimentica i suoi figli e le sue figlie migliori, e che continua a trarne ispirazione.
Ad accompagnare l’inaugurazione del murale un’azione sonora guidata da Tommaso Miranda.
Musiche di Olivier Messiaen (1908-1992)
estratti da Vingt Regards sur l’Enfant-Jésus (1944)
– Regard du Père
– Regard de la Vierge
– Regard du Fils sur le Fils
– Regard des hauteurs
– Regard de l’Esprit de joie
– Première communion de la Vierge
– Noël
– Le baiser de l’Enfant-Jésus
Ornitologia e teologia, due discipline profondamente diverse per approccio e metodo. Non per Olivier Messiaen il quale, ispirato anche dal suo maestro Paul Dukas, considera gli uccelli come i più grandi musicisti creati da Dio sulla terra. Nella sua visione, il loro canto e il canto gregoriano rappresentano le due uniche, sebbene diverse, manifestazioni dello stesso sentimento di lode al Creatore. Allo stesso tempo, si stagliano come modello insuperato di libertà ritmica e spirituale. Non stupisce quindi che motivi di ispirazione ornitologica siano rintracciabili già nelle prime composizioni. Tuttavia è soltanto dagli inizi degli anni ’50 del secolo scorso che Messiaen avvia un’intensa attività di ascolto sul campo e trascrizione di canti di volatili. Questo materiale fornisce la base per la composizione del Catalogue d’Oiseaux (1956-58), basato appunto su canti di uccelli delle regioni di Francia, rappresentati insieme ad altri volatili legati agli stessi luoghi. A parte l’elemento ornitologico, di fondamentale importanza è la rappresentazione dello scorrere del tempo nel corso della giornata solare e degli habitat, per i quali Messiaen si avvale della sua straordinaria sensibilità per l’associazione suono-colore.
A partire dalla fine degli anni ’40 le indagini sul canto ornitologico e sul ritmo offrono a Messiaen la possibilità di rinnovare il proprio linguaggio: egli si trova in un momento di crisi dopo il successo di importanti lavori che lo hanno lanciato sulla scena internazionale. Tra questi, la monumentale suite Vingt Regards sur l’Enfant-Jésus (1944) è unanimemente considerata il suo capolavoro pianistico. Prendendo in prestito il concetto di “contemplazione” da Columba Marmion e Maurice Toesca, Messiaen si immagina diverse figure che posano i loro sguardi sul Bambin Gesù, tra cui non soltanto le figure della fede, come Dio Padre, la Vergine, gli Angeli, i Magi, lo Spirito Santo, ma anche “creature immateriali o simboliche come il Tempo, le Altitudini, il Silenzio, la Stella, la Croce”. Se la scrittura pianistica è molto ricercata, dal punto di vista compositivo siamo di fronte ad una formidabile realizzazione di quanto esposto nel trattato di composizione Technique de mon langage musical pubblicato nel 1944. Nelle parole di Jean-Rodolphe Kars, pianista, religioso e amico, Messiaen è riuscito a creare una controparte musicale dell’opera di Tommaso d’Aquino, sintetizzando le più diverse tecniche e influenze, con l’unico scopo di rivelare lo splendore di Dio.
CIRO LONGOBARDI
pianista
Si dedica da più di venti anni allo studio e alla diffusione dei linguaggi musicali moderni e contemporanei.
Finalista e miglior pianista presso l’International Gaudeamus Interpreters Competition 1994 di Rotterdam, Kranichsteiner Musikpreis nell’ambito dei 37° Ferienkurse für Neue Musik di Darmstadt nello stesso anno, ha suonato come solista e camerista per Traiettorie Parma, Milano Musica, Ravenna Festival, Rai Nuova Musica Torino, I Concerti del Quirinale Roma, Biennale di Venezia, Festival Aperto Reggio Emilia, Festival Angelica Bologna, Teatro di S. Carlo e Associazione Scarlatti Napoli, Teatro Massimo Palermo, Saarländischer Rundfunk Saarbrücken, ZKM Karlsruhe, Unerhörte Musik Berlino, Festival di Salisburgo, Fondazione Maeght Saint Paul de Vence, INA GRM Parigi, Fondazione Gaudeamus Amsterdam, Guggenheim Museum New York e molte altre istituzioni.
Ha registrato per Stradivarius, Limen, Mode, Rai Trade, Neos, Die Schachtel e la sua esecuzione dell’integrale pianistica di Ivan Fedele è stata premiata nel 2011 con un Coup de Coeur de Radio France, un Premio speciale della critica di Musica e Dischi per il miglior CD italiano e CD del mese a Ottobre 2012, e un Premio del Disco (sezione contemporanea) ad agosto 2013, dalla rivista Amadeus.
La sua registrazione dei Notturni di Salvatore Sciarrino (con Gaspard de la Nuit di Ravel) ha ricevuto recensioni entusiastiche da Fanfare Magazine, International Piano, Bayerischer Rundfunk Online, ed è stata inclusa dalla prestigiosa rivista Gramophone tra i tre CD di riferimento per l’opera del grande compositore siciliano, e la sua Electronic music for piano di John Cage realizzata in duo con Agostino Di Scipio è stata prima CD del mese e poi candidata al Premio del Disco 2013 (sezione cameristica) della rivista Amadeus.
Ha tenuto conferenze-concerto e masterclass per numerosi conservatori italiani e per quelli di Rotterdam, Gent, Bruxelles e Alicante, per la Hochschule di Basilea, per la University of Chicago, per la Manhattan School of Music di New York. Nel biennio 2012-14 ha tenuto presso il Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano l’insegnamento di pianoforte nell’ambito del Master of Advanced Studies in Contemporary Music Performance. Oggi è docente presso il Conservatorio “G. Martucci” di Salerno e coordinatore artistico del collettivo partenopeo Dissonanzen.
Musiche di Olivier Messiaen (1908-1992)
estratti da Catalogue d’Oiseaux (1956-58)- L’Alouette lulu
– Le Traquet stapazin
– Le Merle bleu
– La Buse variable
– Le Traquet rieur
Ornitologia e teologia, due discipline profondamente diverse per approccio e metodo. Non per Olivier Messiaen il quale, ispirato anche dal suo maestro Paul Dukas, considera gli uccelli come i più grandi musicisti creati da Dio sulla terra. Nella sua visione, il loro canto e il canto gregoriano rappresentano le due uniche, sebbene diverse, manifestazioni dello stesso sentimento di lode al Creatore. Allo stesso tempo, si stagliano come modello insuperato di libertà ritmica e spirituale. Non stupisce quindi che motivi di ispirazione ornitologica siano rintracciabili già nelle prime composizioni. Tuttavia è soltanto dagli inizi degli anni ’50 del secolo scorso che Messiaen avvia un’intensa attività di ascolto sul campo e trascrizione di canti di volatili. Questo materiale fornisce la base per la composizione del Catalogue d’Oiseaux (1956-58), basato appunto su canti di uccelli delle regioni di Francia, rappresentati insieme ad altri volatili legati agli stessi luoghi. A parte l’elemento ornitologico, di fondamentale importanza è la rappresentazione dello scorrere del tempo nel corso della giornata solare e degli habitat, per i quali Messiaen si avvale della sua straordinaria sensibilità per l’associazione suono-colore.
A partire dalla fine degli anni ’40 le indagini sul canto ornitologico e sul ritmo offrono a Messiaen la possibilità di rinnovare il proprio linguaggio: egli si trova in un momento di crisi dopo il successo di importanti lavori che lo hanno lanciato sulla scena internazionale. Tra questi, la monumentale suite Vingt Regards sur l’Enfant-Jésus (1944) è unanimemente considerata il suo capolavoro pianistico. Prendendo in prestito il concetto di “contemplazione” da Columba Marmion e Maurice Toesca, Messiaen si immagina diverse figure che posano i loro sguardi sul Bambin Gesù, tra cui non soltanto le figure della fede, come Dio Padre, la Vergine, gli Angeli, i Magi, lo Spirito Santo, ma anche “creature immateriali o simboliche come il Tempo, le Altitudini, il Silenzio, la Stella, la Croce”. Se la scrittura pianistica è molto ricercata, dal punto di vista compositivo siamo di fronte ad una formidabile realizzazione di quanto esposto nel trattato di composizione Technique de mon langage musical pubblicato nel 1944. Nelle parole di Jean-Rodolphe Kars, pianista, religioso e amico, Messiaen è riuscito a creare una controparte musicale dell’opera di Tommaso d’Aquino, sintetizzando le più diverse tecniche e influenze, con l’unico scopo di rivelare lo splendore di Dio.
CIRO LONGOBARDI
pianista
Si dedica da più di venti anni allo studio e alla diffusione dei linguaggi musicali moderni e contemporanei.
Finalista e miglior pianista presso l’International Gaudeamus Interpreters Competition 1994 di Rotterdam, Kranichsteiner Musikpreis nell’ambito dei 37° Ferienkurse für Neue Musik di Darmstadt nello stesso anno, ha suonato come solista e camerista per Traiettorie Parma, Milano Musica, Ravenna Festival, Rai Nuova Musica Torino, I Concerti del Quirinale Roma, Biennale di Venezia, Festival Aperto Reggio Emilia, Festival Angelica Bologna, Teatro di S. Carlo e Associazione Scarlatti Napoli, Teatro Massimo Palermo, Saarländischer Rundfunk Saarbrücken, ZKM Karlsruhe, Unerhörte Musik Berlino, Festival di Salisburgo, Fondazione Maeght Saint Paul de Vence, INA GRM Parigi, Fondazione Gaudeamus Amsterdam, Guggenheim Museum New York e molte altre istituzioni.
Ha registrato per Stradivarius, Limen, Mode, Rai Trade, Neos, Die Schachtel e la sua esecuzione dell’integrale pianistica di Ivan Fedele è stata premiata nel 2011 con un Coup de Coeur de Radio France, un Premio speciale della critica di Musica e Dischi per il miglior CD italiano e CD del mese a Ottobre 2012, e un Premio del Disco (sezione contemporanea) ad agosto 2013, dalla rivista Amadeus.
La sua registrazione dei Notturni di Salvatore Sciarrino (con Gaspard de la Nuit di Ravel) ha ricevuto recensioni entusiastiche da Fanfare Magazine, International Piano, Bayerischer Rundfunk Online, ed è stata inclusa dalla prestigiosa rivista Gramophone tra i tre CD di riferimento per l’opera del grande compositore siciliano, e la sua Electronic music for piano di John Cage realizzata in duo con Agostino Di Scipio è stata prima CD del mese e poi candidata al Premio del Disco 2013 (sezione cameristica) della rivista Amadeus.
Ha tenuto conferenze-concerto e masterclass per numerosi conservatori italiani e per quelli di Rotterdam, Gent, Bruxelles e Alicante, per la Hochschule di Basilea, per la University of Chicago, per la Manhattan School of Music di New York. Nel biennio 2012-14 ha tenuto presso il Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano l’insegnamento di pianoforte nell’ambito del Master of Advanced Studies in Contemporary Music Performance. Oggi è docente presso il Conservatorio “G. Martucci” di Salerno e coordinatore artistico del collettivo partenopeo Dissonanzen.
Ispirato dalle parole finali del testo di “Strange Fruit”, e sulla base di materiali raccolti al confine fra Spiritual, Canzone di Protesta e Free Jazz, il trio BITTER CROP crea un repertorio dove temi della tradizione Gospel si alternano a brani infusi dello spirito delle lotte per i diritti civili. Un ampio mosaico dove pezzi e frammenti di coscienza musicale e sociale trovano unità nelle forme aperte dell’improvvisazione. Musica intesa come strumento di indagine e riflessione sul concetto di liturgia e sul suo rapporto con la realtà attuale dove il senso della preghiera e della lotta vengono soffocati da individualismo, autoritarismo e barbarie.
In collaborazione con Genía e con il supporto di nuovo IMAIE.
Gianni Gebbia, tra i primi esploratori del free jazz e della musica improvvisata in Italia, nei primi anni 80 ha inguaiato Lelio coinvolgendolo in questa pratica sonora in questa occasione instaurerà un dialogo teatral sonoro su e con lo spirito di Lelio : un kirkiano (nel senso di Rahsaan Roland Kirk ) I talk with the Spirits che evoca tra le tante storie e suoni anche le origini del perché di questo nome Curva Minore di quasimodiana memoria per l’associazione portata avanti nei decenni dall’instancabile contrabbassista parlante.
𝙂𝙄𝘼𝙉𝙉𝙄 𝙂𝙀𝘽𝘽𝙄𝘼
𝙨𝙖𝙨𝙨𝙤𝙛𝙤𝙣𝙞𝙨𝙩𝙖
Nato a Palermo nel 1961 e laureatosi in filosofia nel 1985 con una tesi su John Coltrane, negli stessi anni si trasferisce a New York dove entra in contatto con la scena jazz d’avanguardia e successivamente a Parigi. Nel 1990 vince il premio della rivista nazionale Musica Jazz come miglior talento Durante la sua carriera Gianni Gebbia ha suonato nei più prestigiosi festival jazz internazionali in Europa, Asia e Stati Uniti. Gianni Gebbia viene considerato dalla critica specializzata uno dei massimi esponenti del sax in solo tramite l’utilizzo della tecnica della respirazione circolare che ha appreso dai maestri di launeddas sardi. Ha collaborato con alcuni tra i più rappresentativi improvvisatori e jazzisti mondiali. Frequenti le performance accanto a danzatori contemporanei e butoh, Carolyn Carlson, Julie Stanzak, Tadashi Endo, Masaki Iwana, poeti, registi cinematografici e teatrali (Raul Ruiz, Roberto Andò, Jerome Savary. Guido Chiesa, Luca Guadagnino, Leandro Picarella, Stefania Casini, Alfio Scuderi, Alessandro Haber, Iaia Forte, Tommaso Ragno), artisti visivi (Georgina Starr, Toti Garraffa) attori come Vanessa Redgrave e scrittori come Aurelio Pes, Franco La Cecla e Jonathan Coe. Negli anni 90 ha curato la sezione musicale di una edizione del Festival di SantArcangelo dei Teatri diretto da Leo De Berardinis. Nel 1997 e 1998 viene nominato consulente per la musica e la danza dell’assessorato alla Cultura della Città di Palermo con il quale ha organizzato il Festival Palermo di Scena. Gianni Gebbia ha al suo attivo numerose incisioni discografiche per etichette prestigiose. La sua biografia è stata inserita nel Grove Dictionary of Music, Penguin Books guide to Jazz, nell’ Official genealogy of european jazz del Jazz Institute e nella Jazz Encyclopedia di Richard Cook. Nel 2000 la rivista inglese The Wire l’ha inserito tra i maggiori esponenti mondiali della performance sassofonistica in solo. Accanto all’attività solistica, Gianni Gebbia ha tenuto anche seminari e conferenze presso il Sonoma State College in California, il Mill’s College di Oakland California, “Time Flies” a Vancouver, Fondazione Orestiadi di Gibellina Nagoya University Giappone. Attualmente impegnato nella composizione di musiche per il teatro e la danza, nel 2001 Gebbia ha presentato una produzione di teatro musicale dal titolo “Setaccio” presso il Theatre du Chatelet a Parigi assieme al regista e giocoliere francese Francois Chat. Sempre nello stesso anno ha diretto il festival multimediale ” Belluard Bollwerk ” a Fribourg in Svizzera. Da anni collabora con il noto compositore e regista tedesco Heiner Goebbels con il quale ha compiuto numerosi tour internazionali e, di recente, ha iniziato anche una collaborazione con il regista francese Aurelien Bory con il quale è in tour dagli inizi del 2023 con lo spettacolo di successo dal titolo “Invisibili” nel 2024 con il quale si sono esibiti tra i tanti teatri anche al Theatre De La Ville di Parigi. Negli anni più recenti, Gianni Gebbia si è dedicato anche allo studio dei flauti bansuri indiani sotto la guida del leggendario maestro di musica classica indiana Pandit Hariprasad Chaurasia, parallelamente si è interessato anche di musica antica della quale ne ha dato una sua particolare interpretazione in una incisione dal titolo Augmenta/Ancient Music e collaborando pure con l’Arianna Art Ensemble ed il Ring Around Quartet. Nel 2022 ha ricevuto il Premio Enzo Randisi alla carriera e nell’Agosto 2024 ha avuto l’onore di esibirsi nel prestigioso Festival di Salisburgo.
Musiche di Toshio Hosokawa, Dall’Abaco, Marino, Hindemith, G. Aperghis
Orient/Occident concerto di Michele Marco Rossi per violoncello solo, propone un repertorio che attraversa oriente e occidente, passato e presente. Con il suo approccio eclettico e originale, il violoncellista alterna pagine del repertorio barocco a composizioni contemporanee, dando voce a opere di autori appartenenti tanto alla tradizione occidentale quanto a quella orientale. Un percorso che sfida le barriere stilistiche e temporali, mostrando le possibilità espressive dello strumento e invita l’ascoltatore a un’esperienza immersiva.
In collaborazione con CIDIM – con il sostegno del MIC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per chi crea”
Programma:
Dall’Abaco – Capriccio 9
Hindemith – Sonata
Galli – Sonata V
Hosokawa – Kurodabushi
Gabrielli – Ricercare 7
Piatti – Capriccio 9
Scipriani – Toccate
Marino – No pain No gain
Aperghis – Obstinate
Classe 1989, Michele Marco Rossi si è affermato come uno degli interpreti di maggior riferimento per la musica di oggi. Nel suo lavoro a stretto contatto con i maggiori compositori del nostro tempo, ha già ampliato significativamente il repertorio del violoncello, passando dalla musica strumentale al teatro d’avanguardia, musica elettronica e installazioni video.
Realizza le prime esecuzioni assolute di pezzi solistici di Georges Aperghis, Ivan Fedele, Bernhard Gander, Fabio Vacchi, Alessandro Solbiati, Lucia Ronchetti, Noriko Baba, Filippo Perocco, Matteo Franceschini, Vittorio Montalti, Federico Gardella, Zeno Baldi, Pasquale Corrado tra i moltissimi. Di Salvatore Sciarrino esegue la prima assoluta di Linee d’aria per violoncello e orchestra composto per lui, e Ivan Fedele gli dedica il suo 3° Concerto per Violoncello e Orchestra. Collabora con Enno Poppe, Helmut Lachenmann, Unsuk Chin, Klaus Huber, Ennio Morricone.
Rossi porta i suoi recital solistici in tutte le principali stagioni concertistiche italiane, realizza la prima assoluta del 2° Concerto per Violoncello e Grande Orchestra di Luis de Pablo con l’Orchestra del Comunale di Bologna diretta da Oksana Lyiniv e di Adagio e Minuetto variato di Goffredo Petrassi con l’Orchestra di Padova e del Veneto diretta da Marco Angius, ed esegue Seven Words di Sofia Gubaidulina diretto da Kent Nagano con l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento.
Nella sua attività costruisce anche progetti trasversali collaborando con Andrea Camilleri, Valerio Magrelli, Nicola Piovani, e con alcuni dei principali ensemble italiani e all’estero, viene regolarmente invitato per interventi musicali e divulgativi su Rai Radio3 e nel 2022 l’Associazione Nazionale dei Critici Musicali gli conferisce il Premio Abbiati del Disco per la sua registrazione dell’integrale della musica per Violoncello di Ivan Fedele (ed. Kairos).
Dal 2023 collabora con la rivista Archi Magazine curando una nuova rubrica di sue conversazioni con i maggiori compositori del nostro tempo, portando avanti un progetto trasversale di approfondimento e diffusione dell’espressione contemporanea davanti al pubblico più disparato, dalle stagioni concertistiche tradizionali ai festival di sperimentazione, al giovane pubblico delle scuole e alla radio.