Si celebra la 10ª edizione della rassegna di musica contemporanea.
Sarà questa una speciale edizione dedicata ad una serie di omaggi alla musica
– e ad alcuni dei suoi interpreti – che hanno contribuito notevolmente alla divulgazione di nuovi e diversi percorsi sonori. Questi hanno visto incrociare concezioni estetiche e necessità espressive creando spesso confronti tra opinioni differenti, ove non addirittura contrapposte. Questo principio riflette la tendenza a voler mettere insieme, in un gioco dialettico di partecipazione, differenti esperienze/espressioni di mondi sonori tutti possibili, pregni e pregnanti di fortissimi significanti.
Queste ed altre ragioni hanno indotto in questi anni Curva Minore a trovare, con i mezzi di cui si è potuto disporre, ragione di continuità a determinati percorsi che, iniziati già ai primi decenni del XX Secolo, hanno visto sviluppare tempi e modi innovativi, a volte rivoluzionari, basati sulla ricerca di sempre nuovi mezzi espressivi, in perfetta sintonia con un sentire il suono nuovo e di nuovo. Si è cercato cioè di proporre, ma anche riproporre, le cose del passato e quelle del presente ma anche del futuribile, dandogli però una dimensione di fluida, naturale continuità.
Immaginiamoci, per attenerci alle musiche che ascolteremo per questa 10ª edizione, quanto distanti o addirittura contrapposti per metodi di composizione,
o per ideologie politiche, o per concezioni estetiche, o anche per estrazione socio-culturale possano essere tra loro compositori come Cage, Stockhausen, Cardew, Scelsi, o quali affinità si potrebbero riscontrare tra alcuni di essi e Messiaen, Feldman, Jolivet. Differenze e affinità legate insieme da amore, completa dedizione e onestà intellettuale che ognuno di queste importanti personalità ha donato alla Musica.
Il primo concerto sarà dedicato all’elegantissimo pianista Giancarlo Simonacci che festeggia quest’anno 60 anni arricchiti da una splendida carriera concertistica che lo ha visto di recente incidere l’opera completa di John Cage per pianoforte preparato. Giancarlo eseguirà di Cage le bellissime Sonatas et Interludes (1946-48) presentando a Palermo il triplo cd edito dalla “Brilliant classic” e che contiene anche tutte le altre composizioni per pianoforte preparato. Un concerto monografico, che traccerà uno dei momenti basilari dell’opera del grande compositore di un’altra America che, possiamo ben affermare, ha cambiato la sensibilità dell’ascolto e la concezione della musica e non solo...
Evento eccezionale sarà costituito dai due concerti inseriti all’interno di Suona Francese, il festival sulla nuova musica proposto dall'Ambasciata di Francia in Italia, Service Culturel – BCLA e Centre Culturel Francais de Palerme et de Sicile, che si svolge su tutto il territorio italiano e che coinvolge a Palermo anche la nostra associazione. Avremo modo di presentare al nostro pubblico il meraviglioso strumento elettronico inventato nel 1928 da Maurice Martenot, e denominato dal suo ideatore ondes Martenot. Nadia Ratsimandresy e il pianista Matteo Ramon Arevalos interpreteranno insieme due differenti programmi contenenti, oltre alle musiche originali composte espressamente per ondes, anche i brani, trascritti appositamente per questo strumento, di compositori come Olivier Messiaen, del compositore vietnamita trasferitosi a Parigi N’Guyen-Thien Dao, Jean Marc Morin, Jacques Charpentier, André Jolivet, Tristan Murail.
Altro duplice tributo sarà reso all’Offerta Musicale ed a Mauricio Kagel per i suoi splendidi 80 anni. L’ensemble musicale siciliano, sorto ad opera del suo direttore artistico Riccardo Insolia, celebra i suoi 25 anni di carriera. In questa occasione il gruppo eseguirà uno dei capolavori di Kagel, compositore argentino di nascita ma tedesco d’adozione: Die Stücke der Windrose (I pezzi della Rosa dei Venti).
Sulla stessa onda rivoluzionaria, ma partendo da presupposti e con obiettivi diversi, si pone il compositore inglese Cornelius Cardew. Di costui sarà rappresentato il paragrafo 7 della monumentale opera The Great Learning. Un altro tassello si aggiungerà al progetto Cardew, iniziato lo scorso anno con la realizzazione del paragrafo 5 e basato su un testo dell’antico saggio cinese Confucio. L’esecuzione sarà affidata alla Palermo Scratch Orchestra, un organico variabile costituito da musicisti ‘educati e non’, come indicava lo stesso Cardew. Egli, infatti, componeva azioni sonore, gestuali o motorie destinandone l’esecuzione appositamente da chiunque avesse desiderato, previa adeguata preparazione. Nello stesso contesto dedicato al compositore inglese prematuramente scomparso, il grande pianista John Tilbury, oltre a coordinare l’esecuzione del paragrafo 7, eseguirà Triadic Memories, stupefacente composizione del compositore e pianista Morton Feldman, un americano di quell’America critica e realmente innovativa, rivoluzionaria e anarchica, l’America di Cage, Tudor, Earl Brown & compagni: un’esperienza unica… per chi non l’avesse ancora conosciuta.
Ma allora: che cosa avrà di speciale questa decima edizione, visto che si tratta di un anniversario in un certo senso rilevante? Nulla! Proprio nulla. Cercheremo, infatti, di dare il segno di una straordinaria ordinarietà, come se tutto fosse regolare, nel modo di procedere, come nel modo di pensare la nuova musica, ma soprattutto dandone il segno della continuità, come se tutto fosse nella norma, regolare e… irrregolata.
Lelio Giannetto
DISACCORDI DEL TEMPO
Contrariamente a una diffusa credenza la vita delle opere non è il risultato automatico di un prima e un dopo (non basta Webern per capire Boulez, o Cézanne per capire Picasso). Ma, volta per volta, del passato e del presente gli artisti scelgono, come in un archivio vivente, quei nuclei d’attrazione che entrano a far parte della loro visione temporale che si riversa soprattutto nella creazione di un mondo. Quando David Hockey afferma: “Per me tutta l’arte è contemporanea. Se sono attratto dai graffiti preistorici, questi sono per me contemporanei”, conferma questo aspetto “inattuale” o “anacronistico” delle opere. Mette in gioco la potenza di connettere spazi-tempi discontinui, molteplici, che si intrecciano fra loro secondo un ritmo policrono.
È in tale scenario che l’arte si prende la libertà di coniugare cristallizzazioni visive o sonore fra loro, tempi, in altre parole, “anacronistici” per usare il linguaggio di Didi-Huberman, secondo cui: “l’oggetto cronologico [il sapere storico] è pensabile solo nel suo controritmo anacronistico” . In altre parole la nozione di contemporaneità non è d’ordine univoco, ma si biforca seguendo due percorsi di cui uno è cronologico o monocronico, l’altro è anacronistico o policronico. L’anacronia, secondo Didi-Huberman, sarebbe “l’erranza ontologica”, cioè prende il tempo “a contrario”, sfugge all’identità del tempo con la mera cronologia e in tal modo suggerisce che il vero oggetto della storia (e implicitamente delle opere che ne sono il sintomo) è la memoria che si ricombina e si attualizza secondo la procedura del montaggio, nel quale confluiscono i frammenti di memoria – i sintomi – che interrompono il corso abituale delle cose. In altre parole, il tempo che segna la “contemporaneità” è una produzione dell’uomo indipendente dal suo rapporto con la natura e con lo stato di necessità.
Questo aspetto pone l’arte come qualcosa che si riflette di fronte alla nostra libertà, perché il dispositivo della contemporaneità fra tempi diversi non si eredita, ma è un atto di creazione che concepisce l’opera e lo sguardo del passato non come una cosa morta che andrebbe “decifrata” (è il punto di vista del filologismo), ma come un frammento vivente. L’inattuale - sia arcaico o virtuale – gioca necessariamente contro la storicità del momento in cui un pensiero viene emesso o un’opera viene creata”. Portandosi ai confini del tempo convenzionale le opere rivendicano un’esistenza temporale diversa da quella della comune cronologia.
Ma la posizione di Hockney non è rappresentativa dello scenario dell’arte contemporanea, quella, per intenderci, che viene promossa dal mercato dell’arte e di cui le immagini portanti di questa contemporaneità ufficiale ruotano prevalentemente attorno alla celebrazione del banale, al culto della comunicazione e allo spettacolo dello shock e dell’estremo – tutte forme postmoderne di controllo dell’immaginario collettivo, estensione dell’ideologia neoliberista per immagini.
Nel caso di Hockney (come di altri) si tratta di un’altra contemporaneità: una contemporaneità “anacronistica”. Affiora un’ipotesi: tutte le opere nate all’insegna di questo anacronismo sono delle controinformazioni visive o forme di disaccordo temporale, in quanto non riconducibili ad una temporalità dettata dal mercato e convenzionalmente accettata e veicolata dal mito della comunicazione che segna la postmodernità. La modernità è per definizione transitoria, “effimera” come la definì Baudelaire, suppone sempre il decadimento del nuovo e non esiste se non grazie a questo alternante movimento fra la mortalità del nuovo e la proiezione nel futuro. Oggi la liquidazione di ogni prospettiva di futuro, l’abbandono dell’utopia, la rassegnazione di fronte al cinismo neoliberista, rappresentano fattori decisivi della crisi del presente, e implicitamente della crisi del tempo come rappresentazione collettiva.
Marcello Faletra
<< Ritorna