venerdi 9 maggio - Palermo
Cantieri Culturali - Goethe Institut
ore 20,30 conferenza Marco Spagnolo
ore 21,15 concerto
SONATAS ET INTERLUDES
Giancarlo Simonacci pianoforte preparato
John Cage (1912-1922)

Sonatas and Interludes (1946-1948) per pianoforte preparato
Sonata I
Sonata II
Sonata III
Sonata IV
Primo Interludio
Sonata V
Sonata VI
Sonata VII
Sonata VIII
Secondo Interludio
Terzo Interludio
Sonata IX
Sonata X
Sonata XI
Sonata XII
Quarto Interludio
Sonata XIII
Sonata XIV e XV “Gemini”
after the work by Richard Lippold
Sonata XVI
«Nell’iter creativo di John Cage in generale e, specificatamente, nelle composizioni per pianoforte preparato, il ciclo delle Sonatas and Interludes rappresenta una punta di diamante.
A distanza di sessant’anni il lavoro non solo conserva integro tutto il suo fascino ma, nell’ottica di una valutazione estetico-musicale di tutta la produzione occidentale del periodo, assume un rilievo particolarissimo anche in rapporto con l’attualità dei nostri giorni. Sordine di vari materiali sono messe fra le corde dei tasti usati, producendo così varie trasformazioni dei suoni del pianoforte rispetto a tutte le loro caratteristiche tradizionali. Prende forma una sorta di “griglia” timbrica che veste la musica; una struttura nella struttura. La “strana” sonorità che, inizialmente sconvolge l’incallito ascoltatore tradizionalista, afferma via via la sua ineffabile individualità.
Con l’inserimento tra le corde di materiali di vario genere (bulloni, viti, pezzettini di plastica o di gomma ed altro) il pianoforte trasforma il suo unico timbro in più timbri, in più voci, in più strumenti. Diventa una piccola orchestra!Numericamente parlando, si può constatare che, degli 88 tasti, 47 sono preparati; 32 con una sola preparazione, 8 con due preparazioni, 7 con tre preparazioni; 41 non sono preparati ma se ne utilizzano solo 25 (per cui solo due terzi dei tasti che si utilizzano sono con preparazione).»
Giancarlo Simonacci
Cage, come sappiamo, rappresenta un imprescindibile punto di rottura dalla tradizione della musica di stampo occidentale. Può sicuramente essere considerato come il più importante non-allievo di Arnold Schönberg. Quando questi si trasferì in America, infatti, lo ebbe tra i suoi allievi anche se il Maestro lo considerava un inventore piuttosto che compositore. Il maturo Cage, di contro, critica la tradizione occidentale e Schönberg per il suo romanticismo armonico e da questo infatti si distacca inventando (appunto!) nuovi suoni attraverso la tecnica della ‘preparazione’ degli strumenti occidentali tradizionali, come il pianoforte, ottenendo sonorità inusitate allora come oggi ed anticipando una apertura compositiva al suono-rumore che, seppur precedentemente intuita su altri presupposti dai futuristi italiani, non aveva avuto ancora la possibilità di trovare un’applicazione più sistematizzata ed accettata all’interno degli ambienti ufficiali. Cage realizza, per questo e per tante altre ragioni, una vera e propria rivoluzione, scardinando, dall’interno, i principi basilari di una cultura occidentale a volte ‘sorda’ nei confronti di altre concezioni della musica come della vita. Cage riesce a dire, pensare, far essere suono, qualcosa di completamente diverso da ciò che era stato pensato, concepito, sentito prima di allora dalla cultura occidentale, e riesce a scardinare, come nessuno mai, un sistema di valori acquisito da un processo di secolarizzazione millenario.
Una sorta di divinità.
Lelio Giannetto
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