È il nuovo progetto del performer butoh Moh Aroussi, lavoro coreografico incentrato sulla relazione tra spazio, tempo e nuove tecnologie. Temps Réel si può considerare come la naturale prosecuzione di So(ze)ma, piéce di danza butoh di Moh Aroussi prodotta da Purquapà, realizzato come work in progress nel gennaio '05 al 'magazzino artistico' Majazè di Catania con danzatori, musicisti e creatori di luce che improvvisano alla maniera dei jazzman.
Nelle diverse tappe del progetto, Moh Aroussi e Lapsus creano un ponte tra artisti siciliani e parigini: il progetto viene infatti replicato a Parigi, nel novembre 2005 presso lo Studio de l'Ermitage all'interno della rassegna "Le bruit du sign" ed anche presso l'Atelier Petahertz insieme a musicisti dell'area sperimentale della capitale francese come Jacques Gandard (violino), Tomas Feiterman (chitarra), David K (elettronica) ed i siciliani Alessandro Arena (luci) insieme allo stesso Andrea 'laspsus' Pennisi (tromba, elettronica e suoni concreti).
In Temps Reel Moh Aroussi continua i suoi incontri di commistione tra Arti e Artisti, qui con Stefane Perraud (multimedia), Vincent Roudaut (visual art), Lapsus (sonorizzazione), Emiliano 5rui (elettronica) mantenendo aperto l'incontro con nuovi e differenti artisti attivi nella pratica dell'improvvisazione.
Una ricerca coreografica e multimediale sulle ombre e la luce, il suono e il silenzio.
Il performer butoh, equipaggiato da ricettori fotosensibili applicati sul proprio corpo, si muove molto lentamente su uno o più fasci di luce. Ogni movimento determina una perturbazione del segnale sonoro, suonato dal vivo. Nel particolare la fonte sonora è creata dall'installazione sonora di Andrea Lapsus, formata dalla cascata, di gocce d'acqua in differenti catini, provocando una base
ritmica dalle differenti timbriche. Lapsus interviene sull'installazione interrompendo il flusso dell'acqua così modulando la base sonora. Un po' come lo scultore che interviene sulla pietra levando il superfluo. Il suono viene rilevato da un microfono collegato ad un computer che elabora in tempo reale (temps reel) le movenze del danzatore. Il suono e la luce sono dunque modulati e diretti dalla danza.
SÔ(ZE)MA
Come l'acqua, il legno, la pietra o il vento, come parte
della natura, il corpo è libero e primitivo. Lasciato alla necessità dei suoi
impulsi, può ritrovare una condizione d'innocenza in cui la risposta
all'ambiente non è ancora inquinata dalle abitudini e dai comportamenti acquisiti,
una risposta attraverso la quale divienta visibile una sorta di 'paesaggio
originario immanente' che precede ogni costituirsi di senso e si offre
nella sua ingenuità: il 'nikutai', il corpo di carne. Danzare vuol
dire riconoscere il proprio paesaggio e lasciare che emerga spontaneamente attraverso
l'ingnuità della carne: un corpo non ancora diviso, esposto al mondo in quel
contatto ingenuo che viene individuato come la prima e originaria
riflessione.
Ingenuo è parola latina per indicare ciò che è naturale,
originario, libero. Il 'Nikutai' è lo spazio in cui si racchiudono tutte le
intenzioni, le esperienze vissute che colorano e danno senso all'azione.
(MARIA PIA D'ORAZI, Buto. La nuova danza giapponese, Roma,
Editori Associati, 1997, p. 7)