MUSICA. ESSENZIBILITÀ D’ASCOLTO
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La nona edizione della nostra piccola
rassegna internazionale di musica
contemporanea coincide con
il compimento del decimo anno di
attività dell’associazione Curva Minore
che, come si sa, è stata molto
presente ed attiva nel promuovere
e divulgare percorsi sonori innovativi
ed attuali. Si sono infatti realizzate
in questi dieci anni una serie di
programmi ed operazioni culturali che
hanno avuto, se non altro, il merito
della continuità: una scansione ciclica
di operatività ritmicamente incessante,
motivata (e motivante), ma aperta
a differenti modi di sentire oggi la
musica.
Percorrendo ogni possibile traccia o
sentiero sonoro, ma al contempo non
tralasciando il rapporto con le
Tradizioni della Musica, stiamo pian
piano disegnando alcune altre possibili
mappe delle nuove geografie sonore
che continuamente si vanno creando,
dove il nuovo è rappresentato dalla
diversa metodologia di concepire
il rapporto con i suoni: possibili
riconsiderazioni dell’esperienza
sonora, includendo anche la funzione
sociale che essa può intrinsecamente
possedere.
Come si fa quindi ad esprimere senso
nelle complesse ed intricate trame
della globalizzata (e globalizzante)
società in continua trasformazione?
(evoluzione?). La questione non può
essere risolta. Si potrà forse non far
recedere la propria essenzibilità,
operando comunque secondo il
principio della disponibilità al dialogo:
per far ciò occorre sicuramente dotarsi
della capacità d’ascolto. Ascoltare può
essere una capacità dell’anima prima
che dell’orecchio. L’Anima, sensibile
all’ascolto, può quindi esercitare
importanti influenze al sentire della
Ragione aiutando il cervello ad una
e-motiva espressione dell’ES.
Infinite, per fortuna, sono le forme in
cui Musica può esprimersi, ma tutte
dipendono oggettivamente da due
(dialettici?) elementi essenziali: il
suono e l’ascolto. Ogni suono, a sua
volta è segno non solo di se stesso,
ma anche di senso altro: questo, in un
gioco infinito di possibili rimandi, ha
inevitabilmente una funzione di
socialità a partire dall’elemento
minimo da cui essa viene generata,
possedendo in sé l’intenzione di
comunicare. Sarebbe quindi opportuno
che ogni posizione, ogni essenzialità,
ogni presenza di esistenza sonora
possa essere presa in considerazione
veramente: predisporsi all’ascolto ed
alla comprensione del sentire per
poter eventualmente anche dissentire,
ma percependone comunque il
senso... anche della distanza... per
dosarne una corretta relazione.
L’idea tematica che abbiamo voluto
dare a questa speciale edizione
è legata al compositore inglese
prematuramente scomparso nel 1981.
Figura estrema che ha suscitato
notevoli discussioni per le sue
utopiche e discusse scelte maturate
durante tutto il percorso della sua
opera, Cornelius Cardew rimane
ancora oggi un personaggio scomodo -
come del resto molte altre figure
estreme di intellettuali, artisti,
letterati, poeti, musicisti, cineasti,
del XX secolo e non solo - ma che
ha deciso di assumere chiare ed
inequivocabili posizioni di fronte
a problematiche creative sulla musica,
ma anche alle funzioni che essa
potesse e dovesse assumere di fronte
alle questioni sociali e politiche.
Ci è sembrato giusto offrire il nostro
spazio minore per evidenziare alcuni
aspetti della sua opera dal punto di
vista del processo creativo, ma anche
riflettendo sulle conseguenze utopiche
del suo pensiero sociale. Ricordiamo
come già nel dicembre 2002
realizzammo per la prima volta in
Italia, in collaborazione con il GRIM
di Marsiglia, il Dipartimento Aglaia –
sezione musica e la Fondazione Teatro
Massimo di Palermo, le pagine del suo
famoso Treatise, partitura di estrema
difficoltà che responsabilizza gli
esecutori di fronte a scelte di carattere
estetico. Cardew infatti spinge
l’interprete oltre la ‘semplice’ scelta
della selezione del materiale sonoro
coinvolgendolo anche sotto il profilo
estetico chiedendogli di entrare, in
sostanza, in diretto contatto con il
procedimento generativo della stessa
composizione... forse una sorta di
tensione verso l’annientamento del
‘diritto’ di proprietà dell’idea,
richiedendo quindi all’esecutore una
vera e propria partecipazione creativa
di Senso.
Il primo concerto è comunque
interamente dedicato alla grande figura
umana ed artistica di Federico
Incardona che circa un anno addietro
lasciava, anch’egli prematuramente,
le densità terrene per rendersi Puro
Spirito: la sua musica cristallina e
necessaria risuonerà ancora per tutti
noi grazie alla dedizione ed all’opera
di Giovanni Damiani, legato a Federico
da sincera e profonda amicizia, che ha
ideato e coordinato il lavoro dei tre
valenti musicisti che di Federico più
volte ne hanno eseguito le musiche,
interpretando a fondo il suo pensiero
e la sua scrittura. Ad Eva Geraci,
Adalgisa Badano ed Alessandro
Zambito il mio personale
ringraziamento per la loro profonda
e sentita partecipazione. Alcuni brani
ancora inediti saranno inseriti in un CD
di nostra imminente pubblicazione.
Il secondo evento è legato ad un
giovane musicista di Alcamo, residente
da anni negli Stati Uniti d’America, il
percussionista Simone Mancuso che,
con grande disciplina interiore e
grande chiarezza d’intenti, sta
svolgendo un importante lavoro di
ricerca, approfondimento e
divulgazione del pensiero musicale
applicato agli strumenti a percussione.
Simone presenterà un programma con
accostamenti ed opposizioni pensato
con grande sensibilità ed onestà
artistica ed intellettuale di cui pochi
(grandi) sono capaci. A Simone vada
il mio ringraziamento per essere stato
presente sin dalla prima edizione della
nostra rassegna svoltasi nel 1998.
Il terzo concerto è invece realizzato dal
più importante musicista che con
Cornelius Cardew ne ha condiviso
l’opera essendo stato strettissimo
collaboratore e co-fondatore della
Scratch Orchestra ed avendone
seguito e partecipato fino in fondo le
scelte artistiche e la politica culturale
attivata sin dagli anni ’60: John
Tilbury. Il grande pianista inglese, oltre
ad eseguire alcuni brani composti da
Cardew e dai suoi amici Michael
Parson, Howard Skempton e Dave
Smith, realizzerà il coordinamento
e la direzione del Paragrafo 5 della
monumentale opera The Great
Learning composta da Cardew su testo
del Grande Saggio cinese Confucio.
A John che ha da poco ultimato la
registrazione dell’opera integrale per
pianoforte di Morton Feldman, il mio
infinito ringraziamento per aver voluto
onorare, in prima esecuzione
nazionale, un così grande impegno.
Il quarto concerto realizzato dal
virtuoso pianista belga Daan
Vandewalle figura di spicco del
panorama internazionale, con cui ho
avuto il piacere di condividere la
realizzazione del già citato Treatise.
Daan, che ringrazio tantissimo per
l’entusiasmo, la continua disponibilità
e la sua genialità interpretativa, oltre
ad essere un profondo conoscitore
dell’opera del Nostro, è egli stesso
impegnato nel proporre, attraverso la
musica, contenuti collegati anche a
questioni inerenti la socialità della
musica. Di recente ha anche registrato
un CD con musiche di Gordon Mumma
ed è il dedicatario di molte opere
originali tra cui la monumentale
opera di Alvin Curran Inner Cities della
durata di 8 ore: compositori questi
stretti amici di Cardew.
Desidero in questa sede evidenziare
il lavoro di preparazione svolto con gli
studenti dei licei ‘Almeyda’, ‘Garibaldi’,
‘Einstein’ curati da Daniela Orlando e
‘R. Margherita’ di Palermo curati da
Valeria Fazzi senza il cui paziente
lavoro non si sarebbe potuto realizzare
questa straordinaria esecuzione.
Il 13 maggio si festeggerà a partire
dalle prime ore del mattino la
ricorrenza dei primi 10 anni di attività
di Curva Minore. Un grazie ad
Alessandro Zambito per la sua gentile
nuova composizione; a Dario Buccino
per le sue straordinarie ‘Lamiere’:
grazie alle sue meravigliose
sperimentazioni ci siamo lasciati
trasportare in un magico nuovo
universo sonoro. Ringrazio Stefano
Zorzanello per avermi insegnato...
il desiderio del mare aperto.