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stagione 06/07
musica_attraversa/o_suoni
 

STAGIONE CONCERTISTICA 2006/07

LA MUSICA ATTRAVERSA/O I SUONI

Sabato 2 dicembre Catania, ex Monastero dei Benedettini
ore 21 concerto
Mercoledì 6 dicembre Palermo, La Cuba
Ore 20 Fabio Caronna, Gigi Razete: discussione
Ore 21 concerto
ERNST REIJSEGER ORCHESTRA VIRTUOSO
Dutch/Sicilian Connection
Con il sostegno di Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, Dutch Jazz Connection, Dutch Culture Fund, in collaborazione con Purquapa
Ernst Reijseger violoncello
Ernst Reijseger

In oltre trent'anni di carriera, Ernst Reijseger ha rivoluzionato l'uso del violoncello. Definirlo un jazzista sarebbe uno stereotipo tanto limitante quanto dire che i Paesi Bassi sono il paese dei mulini a vento. È innegabile che la fama di Reijseger è dovuta in primo luogo alle sue frequentazioni della scena jazzistica olandese, e - in particolare - alle sue collaborazioni con alcuni dei suoi capiscuola come Misha Mengelberg o Han Bennink. Tuttavia un campionario illimitato di tecniche estese sul violoncello, nonché un approccio onnivoro alla musica, gli hanno consentito di suonare praticamente di tutto e con tutti e di rimettersi continuamente in gioco. Lo stile del violoncellista olandese, ad ogni modo, resta perfettamente riconoscibile nonostante lo si possa trovare in compagnia di Tenores sardi con la stessa facilità con cui collabora con musicisti africani, oppure ascoltarlo reinterpretare vecchi brani di jazz con Franco D'Andrea così come lanciarsi in improvvisazioni radicali con Hamid Drake o Louis Sclavis.

Questa intervista analizza molti dei progetti in cui Reijseger è stato o è coinvolto, come pretesto per analizzare i vari aspetti della musica di uno degli artisti più eclettici attualmente in attività.

L'attività musicale di Ernst Reijseger ha avuto da sempre, come elemento caratterizzante, il desiderio di andare al di là di nozioni precostituite su come le cose dovrebbero essere fatte e come la musica dovrebbe essere suonata. Questa ricerca, tuttavia, non è stata portata avanti da Reijseger con le pose affettate di quegli intellettuali che si auto-nominano innovatori e salvatori della creatività musicale; essa, al contrario, rappresenta lo sbocco naturale del desiderio del violoncellista di esprimere con la sua arte quello che egli sente. L'osservatore casuale potrebbe, ad esempio, ritenere che la scelta di suonare il violoncello in un contesto di musica improvvisata possa essere di per sé un 'manifesto' del suo desiderio di sconfiggere facili stereotipi. Reijseger tuttavia tiene a precisare che non cè' nulla di tutto questo nella sua musica.
Luigi Santosuosso

Per Reijseger "in fin dei conti, l'improvvisazione non è nient'altro che un metodo. Non ha nessuna importanza con quale tipo di strumento uno decide di metterla in pratica. Non mi sono mai detto: "come le cose dovrebbero essere; questo è il mio credo religioso". L'improvvisazione non è null'altro che un metodo che mi piace continuare ad utilizzare.

Combattere contro stili o formati musicali affermati? Non sento di aver mai fatto una cosa del genere. Per me essere chiamato 'jazzista' ?è un onore. Allo stesso tempo - comunque - io suono il violoncello, sono europeo, ascolto ogni musica... pop, folk, ogni tipo di musica kitsch etc...

Abbiamo la fortuna di vivere in un momento estremamente interessante, grazie anche all'accesso di cui godiamo - come ascoltatori - ad ogni tipo di stile musicale."

Nonostante Ernst lo si possa ritrovare in un'infinità di progetti artistici e con musicisti di qualsiasi parte del mondo, forse la maniera migliore per apprezzare la sua musica è nei suoi concerti in solo, visto che rappresentano un vero concentrato delle virtù e qualità che il violoncellista olandese mette in mostra nelle sue collaborazioni con altri musicisti. In poco più di un'ora e mezzo il pubblico ha l'opportunità di scoprire la profonda musicalità di Ernst Reijseger, spesso attraverso brani che sono tratti dal suo ultimo album da solista, intitolato Colla Parte [Winter & Winter] - una collezione di perle musicali che spaziano dal melanconico al lirico con la abituale dose di umorismo che ognuno si aspetta.

"Ad essere sincero - continua Reijseger - non ho la più pallida idea di quale sia il mio approccio verso il concerto solistico. Mi limito a suonare e a concentrarmi sull'aspetto 'audio' della performance. Sono a caccia di musica e la maggior parte delle volte mi diverto moltissimo."

Uno dei brani più belli di Colla Partesi intitola Giocoso, uno sketch musicale pieno di musica ubriaca. Definire le performance di Reijseger come 'concerti' è forse inappropriato in quanto non si fa giustizia all'aspetto visivo che l'artista olandese mette ogni sera in gioco. In molti [ma certo non chi scrive] hanno espresso riserve nei confronti di questa caratteristica comune a molti degli esponenti della scena jazzistica olandese, temendo che la parte più 'teatrale' della loro arte possa distogliere l'attenzione dalla musica, e dubitando della spontaneità di quella che a loro pare routine da teatranti. Reijseger difende il ruolo di questi momenti extra-musicali dei suoi concerti ma allo stesso tiene a considerarli come uno strumento per dare una prospettiva alla sua musica e al suo ruolo di musicista.

E.R.: Ogni cosa che faccio sul palco è totalmente improvvisata. Non c'è nulla di premeditato. Mi piace mettere tutto in dubbio. Il fatto è che - se ci pensi bene - noi musicisti ci mettiamo in una situazione del tutto surreale: ci sono tutte queste persone di fronte a te che stanno lì a farsi suonare una musica molto astratta spesso concepita in un momento temporalmente molto distante da quello in cui l'ascoltano... Quello di cui mi voglio assicurare è che l'aspetto 'religioso' di questa esperienza d'ascolto sia evitato come la peste. Per me è un modo per sottolineare quanto ridicola può essere quella situazione... il mettersi su un palco suonando questo strano strumento col solo scopo di emettere suoni che mi piacciano... Beh, in questi casi, a volte il bambino che c'è dentro di me perde il controllo e non riesce ad evitare di guardare al lato divertente della cosa.

"A me piace lavorare sugli estremi, su suoni che possono risultare sbagliati, noiosi, sporchi o altissimi: non voglio trascurare nessuna di queste possibilità. Ognuna di esse è una forma di espressione, una qualità, sulla quale è doveroso lavorare"
estratto da un'intervista di Luigi Santosuosso su All About Jazz

Ernst Reijseger è nato a Bussum, Olanda, nel 1954, inizia a suonare il violoncello all'età di otto anni. Dall'inizio degli anni '70 inizia a farsi coinvolgere nella musica d'improvvisazione, suonando con Sean Bergin, Martin van Duynhoven, Derek Bailey, Michael Moore, Alan Purves e Franky Douglas. Fa parte da molto tempo del Theo Loevendie Consort, del Guus Janssen Septet e dell'Amsterdam String Trio. Nel 1985 riceve il più importante premio del jazz olandese, il Boy Edgar Prijs "per la sua inarrivabile abilità di esecuzione e l'entusiasmante talento al servizio dello sviluppo della musica d'improvvisazione…"

Numerose le sue collaborazioni: con l'orchestra ICP di Misha Mengelberg, con il Gerry Hemingway Quintet e il Trio Clusone (con Michael Moore e Han Bennink), suonando come solista ed in una grande varietà di combinazioni internazionali, con artisti come Louis Sclavis, Trilok Gurtu, Voches de Sardinna, Franco D'Andrea e Yo-Yo Ma. Nel 1995 Ernst Reijseger è stato premiato con il prestigioso Bird Award al North Sea Jazz Festival.

Ernst Reijseger continua a suonare con moltissimi celebri musicisti in diverse ed eccitanti combinazioni, ma riesce anche a trovare il tempo per insegnare il violoncello ai bambini ed esibirsi in concerti da solista