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STAGIONE CONCERTISTICA 2006/07
LA MUSICA ATTRAVERSA/O I SUONI
- 24, 25, 26, 27, 28, 29 novembre 2006
- Palermo, Teatro Montevergini - Mansarda
- ore 21 (giorno 25 ore 18,30)*
- ESSERE È NON ESSERE
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Concerto scenico per voce, contrabbasso, icone, immagini sonore, scenografie video interattive
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Testo liberamente tratto da "Non Io" (Samuel Beckett)
- In collaborazione con TEATRO LÜ
- Si ringrazia PALERMOTEATROFESTIVAL
- *PER 20 SPETTATORI A RAPPRESENTAZIONE (SI CONSIGLIA LA PRENOTAZIONE)
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Marilena Mauro voce, azione scenica, regia
Lelio Giannetto contrabbasso parlante, azione scenica, regia
Valeria Fazzi elaborazione elettronica del suono
Gabriele Lentini montaggio video
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Si tratta di uno spettacolo multidimensionale ideato dalla performer Marilena Mauro e dal contrabbassista Lelio Giannetto che ne firmano insieme la regia e l’allestimento scenico. Il lavoro di gruppo traspare anche per le musiche che saranno realizzate dal vivo, attraverso una serie di composizione di idee, dallo stesso Giannetto con la collaborazione di Valeria Fazzi che utilizzerà campionamenti elettoacustici controllati con un laptop. Una sorta di teatro del suono o, a specchio, di suono del teatro dove l’unico vero attore/personaggio è Bocca: La voce di Marilena si trasfonde, si congiunge al suono del contrabbasso parlante di Lelio, mentre le immissioni nello spazio scenico di elementi del paesaggio sonoro, evocativo di luoghi e tempi decontestualizzati rispetto al luogo della rappresentazione, vengono manipolati da Valeria riportandoci ad una condizione quasi primordiale o ancestrale dove essere e non essere sono consustanziati in una forma achetipica di non-io divino o più naturalmente umano. Un suono ininterrotto e promiscuo, poco vincolato a se stesso che esplode nella e dalla “bocca” invadendo spazio e tempo e che proprio in virtù di questo suo modo di essere si trasforma in ogni sua possibile forma senza perdere bellezza.
Le scene, di grande effetto scenico pur nella semplicità della scelta fornita dal rigore scarno ma efficace di Beckett, utilizzeranno anche elementi visuali, ma soprattutto coinvolgeranno il pubblico in una forma quasi inconsapevole di interattività. Il resto è un segreto che verrà disvelato soltanto ai presenti.
Nell’anno delle celebrazioni di Samuel Beckett, uno dei più grandi autori del XX Secolo che generazioni precedenti ricorderanno per la più famosa pièce Aspettando Godot, ESSERE È NON ESSERE si pone come un gioco fin dall’ideazione del titolo. Questo infatti è una parafrasi del più noto testo di Shakespear, altro imprescindibile autore della Storia del Teatro: in realtà il testo utilizzato è liberamente tratto da “Non Io” di Beckett, inglese anch’egli, ma che incarna e aggiunge alle considerazioni shakespeariane sensibilità e problematiche più vicine alla vita di oggi tentando un superamento della scelta amletica con l’affermazione dell’esistenza della negazione.
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"…Cosa?… Chi?… No! Lei!…"
Chi è Lei!? Dov'è Lei!? E chi è e chi sono il suo e i suoi interlocutori!?
Quali le sue origini, la sua storia, quale il suo presente! "Niente di Lei…"
ovvero niente di compiuto che si snodi come racconto, che si ramifichi come relazione e
che si raccordi confluendo. Nel qui ed ora Lei sembra volere e poter essere solo suono.
Un suono ininterrotto e promiscuo, poco vincolato a se stesso che esplode nella e dalla
bocca invadendo spazio e tempo e che proprio in virtù di questo suo modo di essere si
trasforma in ogni sua possibile forma senza perdere bellezza.
Ed è per questa non-via che Samuel Beckett conduce l'ascoltatore!
Lo pone a capo di una traiettoria poco prevedibile in cui il significato delle parole
lascia posto all'evocazione di una origine di senso che trascende la perentorietà
dell'intelletto.
Origine di senso! Non Io va verso la sensualità, si incammina verso Eros e tramite
lui si realizza. In questo viaggio non può sostare per autocontemplarsi, può solo
specchiarsi per farsi a pezzi..., per non riconoscersi, per non identificarsi: si perde e
lo fa ogni volta che si ritrova perché questa è la sua vera ed ultima natura.
Marilena Mauro
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Ogni elemento recita, è rappresentazione e testo che si integra e ridiventa muto,
respiro di un doppio senso di se stesso... non io è! non è negazione, ma recupero
esistenziale dell'uno, non dell'altro da se, ma della su propria e negabile identità che,
appunto, si perde per ritornare e ritrovarsi... e in questo perdersi si congiunge e ricongiunge
alle altre unità: le unità degli altri uomini, l'unità dell'altro tempo e dell'altro spazio,
dell'altra vita che è semplicemente uguale a se stessa, eternamente legata al gioco della
negazione: senza soluzione umana, si è condannati ad essere insieme la propria negazione.
In questo processo continuo di relazione, l'io percepisce spazi, vive il tempo dei tempi
in un continuo respiro profondo e infinito come un'immagine negata, ma proiettata su tutte
le direzioni. Un rito, un rituale magico, una ierofania. Non è sogno, ma senso. Il senso del
tempo che scorre immobile, ma vive in eterno.
Lelio Giannetto
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